Mai come quest'anno mi sono trovato invischiato nelle Olimpiadi, tanto che il tempo dedicato alla lettura di Furore e Storia della colonna infame, i due libri che ho sul comodino in questo momento, si è quasi azzerato. In particolare le imprese di Tagliariol nella spada, del trio Galiazzo-Nespoli-Di Buò nel tiro con l'arco, Federica Pellegrini nei 200SL e Andrea Minguzzi nella lotta greco-romana mi hanno tolto qualche anno di vita, tra notti bianche e palpitazioni incredibili.
Proprio questa notte, anzi mattina, di giovedì 14 agosto l'ho trascorsa a metà tra la pizzeria "i Pini" di Riolo Terme, dove hanno proiettato le imprese dell'idolo locale Daigoro Timoncini e dell'amico e compagno d'allenamento Andrea Minguzzi, e la poltrona di casa mia, dormicchiando nell'intervallo tra un match e l'altro di lotta. Purtroppo Daigoro si è fermato agli ottavi di finale, complice uno sfortunato sorteggio che l'hanno messo di fronte al fortissimo russo campione del mondo Khushtov, al quale Daigoro (ottimo quinto agli ultimi mondiali) ha dovuto arrendersi. Invece Andrea Minguzzi, anche lui poco fortunato nel sorteggio, è riuscito a far fuori campione e vice campione olimpico, prima di avere ragione dell'ungherese Zoltan Fodor e aggiudicarsi l'oro al termine di un'incredibile e quantomai avvincete sfida. Andrea porta così in Italia (e, in particolare, nell'imolese-faentino) un'altra medaglia della lotta, dopo i 2 ori e l'argento del mito faentino Maenza.
Quanto fosse inaspettato questo trionfo lo dimostrano i cronisti RAI e Mediaset, ma anche il sito della Gazzetta dello Sport, incespicando in una serie comica di errori. Prima un giornalista di Canale 5 parla di "Stefano" Minguzzi, poi il Televideo RAI scrive Daigoro "Simoncini" (e un radiogiornalista lo pronuncia Daigòro), infine su RAI 2 Vincenzo Maenza diventa semplicemente Faenza. Salvo poi trovarmi da solo a dover spiegare a tutto il mondo che se uno nasce a Castel San Pietro, non è detto che ci abbia mai abitato (vedi il sottoscritto): così Andrea Minguzzi è nato sì nel comune bolognese, ma è di Imola al 100%.
Errori che possono capitare, scusabili quando un oro è così inaspettato (e gradito).
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MartinoSavorani alle ore agosto 14, 2008 12:29 |
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Sì, è vero, questo è un blog di letteratura o presunta tale. È anche vero che son bravi tutti a far polemica dopo. Però nessuno mi vieta di commentare l'eliminazione dell'Italia dall'Europeo.
Dunque: io credo che un ct a un Europeo abbia le stesse responsabilità di un cantante a un concerto e uno scrittore a una presentazione (con le dovute proporzioni, perché il ct dell'Italia rappresenta l'Italia e non se stesso e le proprie idee). Dunque, uno scrittore alla presentazione del suo libro leggerà ciò che ha scritto, così come un cantante canterà le proprie canzoni, così come un ct porterà avanti le proprie scelte (Borriello all'Europeo, Ambrosini titolare, Perrotta trequartista, Cassano seconda punta... Camoranesi in panchina e trequartista centrale piuttosto che laterale, Del Piero in campo al 115'). Cantante, scrittore e ct verranno poi giudicati per quello che hanno ottenuto.
Ora. però, se il cantante non ha più la voce per fare quella canzone scritta 15 anni fa, non la farà più, sostituendola con un'altra; come lo scrittore eviterà di leggere brani che hanno riscosso poco successo. Il ct invece no: convoca Borriello come vice-Toni - scelta opinabile ma comunque una scelta - e poi lo lascia marcire in panchina. Almeno avvisaci: Borriello gioca se Toni muore. Così come Di Natale: sono 2 anni che è titolare e viene liquidato dopo una prestazione incolore non solo sua, ma di tutta la squadra. O come Del Piero: da inutile panchinaro a capitano-salvatore della patria, ma solo per 70' perché poi cambia idea e metto Cassano, che è bellissimo da vedere per i movimenti, i dribbling, la genialità, ma che stringi stringi non ha creato una sola occasione da gol (nel ruolo di seconda punta).
Qual è la colpa di Donadoni? Col senno di poi, ne ha tante; giudicando con un minimo di obiettività mi viene da dire che non ha avuto fiducia in se stesso e nelle proprie scelte.
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MartinoSavorani alle ore giugno 23, 2008 10:49 |
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Stamattina, per realizzare un articolo sulla gita scolastica di due terze medie dell'istituto Giovanni Pascoli di Riolo Terme, sono andato nella scuola a intervistare i ragazzi.
Loro stavano lì, davanti a me, a guardarmi tra l'intimorito e il divertito (permettevo loro di perdere ben 20 minuti di lezione), e io facevo loro delle domande. Lentamente hanno iniziato a rispondere, dapprima come si risponde a un professore, poi come si risponde a un amico. E' nato un dialogo libero, interessante e simpatico, e ho capito quel che vogliono dire le elezioni. Non so come, ma me lo hanno spiegato loro.
Il problema educativo in Italia è davvero la priorità assoluta per chi fa politica e per chi fa vita. Accompagnare nel mondo quella quarantina di ragazzi che ho visto oggi è un compito che spetta a tutti, non solo ai genitori e agli insegnanti. In un'Italia che sembra così confusa, inconcludente, piena di problematiche profonde, la soluzione sta nell'incentivare il viaggio della crescita, alla scoperta di un mondo che chiede solo di essere guardato, capito e assimilato, affinché ognuno possa restituire la bellezza che gli è stata donata e della quale gli occhi di quei ragazzi sono pieni.
Votare chi promuove - fosse anche solo all'1% - questa idea mi pare l'unica cosa sensata da fare.
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MartinoSavorani alle ore aprile 09, 2008 14:02 |
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miei articoli
Sabato scorso c'è stata la fiera dell'editoria romagnola a Forlì: una ventina di case editrici si sono presentate al pubblico (ahimè) più con la voglia di vendere libri che con l'intento di comunicare la propria realtà. Nel mio peregrinare, perlopiù inconcludente, ho avuto modo di conoscere un editore (Raffaelli) che ha ancora chiaro il significato dell'essere editore. E' stata una chiacchierata fruttuosa e rincuorante: sì, rincuorante perché c'è sempre bisogno di scoprire persone che credono che l'editoria sia un mezzo privilegiato per educare le persone proponendo un prodotto di qualità, anche in termini di contenuto.
Un concetto, questo, che è stato in un certo senso ribadito da Vincenzo Cerami nella presentazione del suo ultimo libro. Una presentazione atipica, anzi, una presentazione vera: c'era un uomo di cultura, un vero uomo di cultura, Cerami appunto, che ha tenuto una lezione che si è dispiegata a partire dal suo libro (Vite bugiarde) per arrivare a toccare eventi della storia e della vita quotidiana (il '68, la povertà...). Ma quel che mi ha colpito maggiormente di Cerami è accaduto nel post-presentazione, quando l'ho avvicinato. Nel breve dialogo che abbiamo avuto, Cerami ha risposto alle mie domande in completa tranquillità, trattandomi mai con sufficienza, trasmettendomi fiducia e serenità. Insomma, mi sentivo guardato e considerato in quanto persona, in quanto uomo, e perciò degno di considerazione. Questa cosa non si è mai verificata le altre volte che ho avvicinato scrittori assai meno celebri di Cerami, i quali mi hanno considerato dall'alto delle migliaia di copie vendute. Per loro (e potrei fare i nomi!) provo solo un po' di pietà.
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MartinoSavorani alle ore marzo 10, 2008 11:16 |
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scrittori contemporanei
Sono giornate intense: accompagno la scrittura e la lettura ai preparativi per le presentazioni in programma; il tutto richiede un grande dispendio di energie, tempo e, in ultimo, soldi. Dato che sto finendo tutti e 3 gli ingredienti, vorrei usare cinque minuti per chiarire a me stesso e a chi fosse interessato per quale motivo faccio tutto ciò (se fosse solo per guadagnare qualche spicciolo vendendo il libro sarei già bello che rovinato!).
Beh, l'unica cosa che mi viene da dire è che sto cercando di portare in giro (nel mio piccolo, anzi, piccolissimo), un'idea di cultura che è andata perduta, e la sfida è farlo proponendo ciò che scrivo. In questo mondo dove non si ha più tempo per niente, appena qualcuno trova uno spazio per leggere ecco che va a scegliere un libro per svagarsi, per lasciarsi portare dalla storia e staccare un attimo la spina. Il mio tentativo è invece quello di invitare a una riflessione attraverso le storie che racconto, non trascurando però la qualità (qualità in senso anche commerciale) delle stesse.
Sì, è vero, sono solo all'inizio di una strada che potrebbe anche portarmi non più in là di 5 metri da casa mia, ma perché non tentare?
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MartinoSavorani alle ore novembre 28, 2007 15:17 |
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