Canto di uno scrittore errante dell'aia
il sito di Martino Savorani, autore di "Da un paese lontano" (il Filo, Roma 2007)
sabato, 11 ottobre 2008
prova di audioracconto - incipit di "Un soldato"
È ormai poco più di un anno che è uscito il mio primo e forse unico libro, e già a gennaio probabilmente scomparirà dagli scaffali (sempre che vi sia mai entrato). A meno di sorprese dall'editore (sempre che così lo si possa definire), finirà questa prima tappa della mia avventura letteraria.

Allora ho ben pensato di iniziare a inserire stralci di racconti in formato audio, tanto per sperimentare un'altro elemento multimediale (passiamo dai pdf dei 2 racconti inediti al video di presentazione del Siddharta, non poteva mancare un audioracconto!).

Sperando sia di vostro gradimento (sia il racconto che la lettura)...



Brano tratto dal libro Un soldato in Da un paese lontano (Il filo, Roma 2007).

Scritto da: MartinoSavorani alle ore ottobre 11, 2008 00:11 | link | commenti | categoria: sullo scrivere, audioracconti
martedì, 22 luglio 2008
la terapia d'urto di Alejandro Jodorowsky
Vanto una certa esperienza di cinema horror e affini (Il demone sotto la pelle, La cosa e Omen sono la top3) che sconfina talvolta nel cinema dell'assurdo e del paranoico. RAROVIDEO Visioni Underground è manna dal cielo: ricicla, restaura e propone in versioni ottimali film che sennò andrebbero perduti. Tra questi il catalogo completo di Alejandro Jodorowsky. Chi sia Jodorowksy non lo so nemmeno io: mi sono imbattuto per caso in quattro suoi dvd e li ho comprati al volo (e a occhi chiusi): Santa Sangre, The Holy Mountain, Fando y Lis e El Topo. Le trame sono quanto di più visionario abbia visto finora, ma non è questo il punto. Jodorowsky ha realizzato quei film con un intento nobile ed elevato: voleva fare cinema terapeutico, ma leggiamo le sue parole:

prendi Festen di Winterberg: è una denuncia di un abuso sessuale di un bambino che dà vita a un violento confronto famigliare. Questo film ha cercato di essere terapeutico mostrando una critica alla famiglia. (...) però credo che la funzione curativa più grande dell'arte la si ottiene arrivando al sublime, cosa molto più difficile, altrimenti si è solo dolci, raffinati... Un cinema terapeutico deve mostrare modelli, metterci di fronte a problemi e poi però risolverli. Mostrare una coppia in crisi, poiché uno dei due cambia e l'altro no. Quindi mostrarci che quello che non cambia è costretto a sottoporsi anch'esso a una trasformazione per arrivare al livello raggiunto dall'altro. Esempi così insomma, che descrivono la realizzazione sublime dell'essere umano.

Che è in sostanza quello che ho cercato di dire nel post Lo scrittore in quello che scrive e Lo spessore di un libro, riuscendoci solo in parte (le miei idee sono ancora solo idee... in attesa di diventare ideali).

Comunque grande Jodorowsky! E guardatevi Santa Sangre, un horror-drama sui generis con un finale (appunto) sublime.
Scritto da: MartinoSavorani alle ore luglio 22, 2008 10:22 | link | commenti | categoria: sullo scrivere
mercoledì, 09 luglio 2008
correggere Le Correzioni di J. Franzen

Sto leggendo un libro consigliatomi da un amico (per ora virtuale) che frequenta questo blog: si tratta di Le correzioni di Jonathan Franzen. Il libro, considerato uno dei migliori romanzi americani di sempre - e io sto iniziando a dubitare sulla qualità dei romanzi americani, dopo alcuni clamorosi flop quali Everyman di Roth, Viaggio nello Scriptorium di Auster e Quello col piede in bocca di Bellow - è piuttosto piacevole e intrigante, anche se si dilunga eccessivamente in descrizioni accessorie (tipo: una pagina intera per raccontare di un vecchio affetto da alzheimer che si lascia sfuggire una tartina dalle mani); ma ultimamente mi diverto a trovare i difetti e così vorrei riflettere con voi su questa semplice e banale frase. Diciamo che è un piccolo esercizio di scrittura.


Questa fettina è eccellente, papà, e gradirei un'altra di quelle zucchine grigliate, per favore.



È una normalissima e innocua frase, estrapolata da a un dialogo tra padre e figlio. Però contiene un errore di cui pochi si accorgono leggendo il libro: esce dalla bocca di un ragazzino che fa la seconda elementare! Quando mai un bambino usa le parole "eccellente" e "gradirei" per riferirsi a del cibo? Ah, quante insidie nel testo...

Scritto da: MartinoSavorani alle ore luglio 09, 2008 15:24 | link | commenti (2) | categoria: sullo scrivere
lunedì, 26 maggio 2008
Lo scrittore in quello che scrive

Qualche tempo fa ho scritto un post dal titolo Lo spessore di un libro, dove affermavo, in sintesi, che la differenza la fa l'esperienza umana che l'autore è in grado di comunicare tramite quel che scrive. Negli ultimi tempi, però, ho notato un'altra grande prospettiva: la crescita dell'autore in quello che scrive. Più un autore si pone sinceramente e liberamente davanti a un manoscritto - e la cosa richiede grande fatica - più c'è per lui la possibilità di crescere umanamente (oltre che professionalmente); cosa che accade anche in ogni altro tipo di lavoro.


Mi ha fatto un po' scandalo sentire Giorgio Faletti a Viva Radio 2 ammettere candidamente che lui non legge praticamente nulla. Ma come! Un autore così noto - certo più per le trame dei suoi libri che per lo spessore di cui qui si parla - che ha venduto milioni di copie, sceglie di scrivere romanzi su romanzi restando consapevolmente fuori da una prospettiva culturale!


Per me è una cosa inconcepibile: senza l'intento propulsivo di fare cultura - sicuramente talvolta non riuscendoci - non avrei scritto manco una pagina in vita mia. Certo, ci sono grandi personaggi che scrivevano per lavoro ed erano pagati un tanto a riga, ma nonostante questo non si può certo dire che i loro testi fossero incapaci di un giudizio profondo sull'uomo del loro tempo (penso al Conte di Montecristo). Sarà per questo che ho rivenduto Io uccido al Libraccio?

Scritto da: MartinoSavorani alle ore maggio 26, 2008 17:11 | link | commenti | categoria: sullo scrivere
martedì, 04 marzo 2008
lo spessore di un libro

Spesso quando ci si trova davanti a un libro e lo si deve commentare si giudicano due elementi: la storia e l'abilità dell'autore. Questo perché siamo abituati a dividere le cose in interessanti/non interessanti e bravo/non bravo. Come criterio di giudizio, per carità, niente di sbagliato, però è incompleto.

Cos'è che rende grande un libro? (questa è una domanda che ogni scrittore dovrebbe porsi) L'ingegnosità di una storia? La destrezza dell'autore? Il numero di pagine del volume? La capacità di sorprendere il lettore? L'elemento novità della pubblicazione?
E se, invece, quello che fa la differenza fosse l'esperienza umana comunicata? Ma cos'è quest'esperienza umana? Quando è davvero di valore?

Uno scrittore dovrebbe struggersi su questo quesito, dovrebbe non scrivere più un rigo finché non trova qualcosa di vero e buono da dire. Cos'è questo qualcosa di vero e buono?


Tutti, dico tutti, sono più o meno capaci di raccontare la tristezza, la depressione, ma anche la gioia, il dolore, insomma, gli stati d'animo chiunque può esprimerli su un foglio di carta. Non vale lo stesso discorso per quanto riguarda la bontà di un pensiero che deve necessariamente scaturire dalla quotidianità della persona. Troppo facile vivere a corrente alternata, godere dei bei momenti e stringere i denti nei difficili. Troppo facile raccontare una vita di qualcuno, magari immaginario, che salta tra alti e bassi. Troppo difficile, invece, dire qualcosa di positivo, di veramente positivo. Non uno slogan, non un messaggio per il bene della folla, ma qualcosa di personale e fortemente reale che possa essere positivo per l'autore e per il lettore, per tutti. Questo è il compito di un grande scrittore.

Scritto da: MartinoSavorani alle ore marzo 04, 2008 18:06 | link | commenti (2) | categoria: sullo scrivere
Chi Sono
Blogger: MartinoSavorani
Nome: Martino Savorani
uno scrittore esordito & un consulente di comunicazione testuale. per contatti: martino.savorani@live.it
Aforismi (o quasi)
“Il successo è l'abilità di passare da un fallimento all'altro senza perdere l'entusiasmo” (W.Churchill)

"Un poeta, secondo me, è soltanto un gradino più in su dell'imbecille" (E.A.Poe)

giocando a Scala 40
Cosa ti serve?
Non so cosa mi serve, ma di certo non lo troverò in un mazzo di carte. (M.Savorani)

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