Ieri sera si è svolta un'intima lettura di poesie e racconti presso l'accogliente e strapiena enoteca La Plita di Riccione (presenti circa venticinque persone).
Intima perché il pubblico era lì, a un passo da noi, ma intima anche perché tra quella gente mi sono sentito subito a casa.
E' stato un bel momento di incontro tra prosa e versi, per degustare buon vino ascoltando poesie delle più disparate correnti, per conoscere e confrontarsi con altri "operai della parola" (anche se alcuni di loro sono veri artisti).
Dunque un'esperienza da ripetere, perché un racconto, per quanto bello (o brutto), rimane solo inchiostro su pagina finché non viene letto. (Meglio ancora se in pubblico.)
Giovedì mattina sono stato invitato al liceo scientifico Torricelli di Faenza per parlare di editoria (o del mio libro? Non l'ho capito nemmeno dopo l'incontro con gli studenti).
Non avendo preparato nessun discorso ma con in testa 2-3 punti che mi sarebbe piaciuto toccare, dopo la breve introduzione mi sono reso conto che rischiavo di essere (poco) interessate come lo sono stati la gran parte dei miei professori. Così, pian pianino, dal monologo si è passati al dialogo, alla scoperta di cosa interessa davvero del processo creativo.
Non so dire se le tredici studentesse presenti in aula siano state soddisfatte o meno del nostro intervento ("nostro" perché ero in compagnia di Giacomo Sangiorgi e Lara Lombardi, i giovani autori del giallo Conti in sospeso, Il Ponte Vecchio, Cesena 2007); personalmente considero quell'incontro come un importante passo avanti innanzitutto per me, per chiarirmi quale idea di cultura serpeggi fra i giovani, per confrontarmi con essa e, in definitiva, per crescere da questo confronto.
Andare per i paesi a presentare il proprio libro è un'esperienza che apre un mondo tutto nuovo, permette un incontro tra persone che sennò, nella migliore delle ipotesi, si sarebbero solo sfiorate; un incontro che porta dritti al cuore del conoscersi, più di quanto potrebbe accadere nell'arco di una lunga serata.
Questo è anche un po' il riassunto della presentazione di Palazzuolo, dove magari di libri non se ne leggono moltissimi (e che pretesa far leggere il proprio!) ma la curiosità (nella sua miglior accezione) non si è certo esaurita.
Non so quale scrittore (e non solo esordiente) possa dire di aver presentato il proprio libro davanti a una sala gremita di 100 e forse anche più persone. Ma la bellezza dell'evento che si è tenuto ieri non è certo dipesa da me, o da Pierluciano Guardigli (il relatore), o dal Trio Eccentrico (l'accompagnamento musicale), o da Mirco Bernabé (il lettore), o dai viticoltori romagnoli (e che viticoltori!), o dai cuochi dell'istituto alberghiero di Riolo Terme (i buffettari), o dai ragazzi dell'Articolo18 (l'associazione che ha organizzato l'evento), o da Sette Sere e Il Resto del Carlino (i giornali che hanno segnalato l'evento). La riuscita di qualcosa dipende dall'alchimia tra tutti i fattori, capace di dare quel valore aggiunto che ha trovato degno completamento nel pubblico accorso in massa.La presentazione di ieri è stata veramente strepitosa, probabilmente la più riuscita finora (era la IV!). Raccontarla sarebbe impossibile, anche se (apparentemente) non è successo niente di straordinaro, però che alla fine la libraia mi ringrazi e mi faccia i complimenti dicendo "di solito le presentazioni sono noiose, ma questa è stata veramente bella" vorrà dir qualcosa.
Naturalmente il merito non è stato mio, per questo devo ringraziare innanzitutto la libreria Archivi del '900 per avermi concesso tempo e spazio, Pierluciano Guardigli per aver tenuto e ravvivato l'incontro, e tutti i partecipanti, tra i quali vorrei menzionare Ferdinando Scala, Tragni e Giuliano Vigini, tre professionisti dell'editoria che mi hanno guidato in quest'anno di formazione professionale.