Canto di uno scrittore errante dell'aia
il sito di Martino Savorani, autore di "Da un paese lontano" (il Filo, Roma 2007)
mercoledì, 09 luglio 2008
correggere Le Correzioni di J. Franzen

Sto leggendo un libro consigliatomi da un amico (per ora virtuale) che frequenta questo blog: si tratta di Le correzioni di Jonathan Franzen. Il libro, considerato uno dei migliori romanzi americani di sempre - e io sto iniziando a dubitare sulla qualità dei romanzi americani, dopo alcuni clamorosi flop quali Everyman di Roth, Viaggio nello Scriptorium di Auster e Quello col piede in bocca di Bellow - è piuttosto piacevole e intrigante, anche se si dilunga eccessivamente in descrizioni accessorie (tipo: una pagina intera per raccontare di un vecchio affetto da alzheimer che si lascia sfuggire una tartina dalle mani); ma ultimamente mi diverto a trovare i difetti e così vorrei riflettere con voi su questa semplice e banale frase. Diciamo che è un piccolo esercizio di scrittura.


Questa fettina è eccellente, papà, e gradirei un'altra di quelle zucchine grigliate, per favore.



È una normalissima e innocua frase, estrapolata da a un dialogo tra padre e figlio. Però contiene un errore di cui pochi si accorgono leggendo il libro: esce dalla bocca di un ragazzino che fa la seconda elementare! Quando mai un bambino usa le parole "eccellente" e "gradirei" per riferirsi a del cibo? Ah, quante insidie nel testo...

Scritto da: MartinoSavorani alle ore luglio 09, 2008 15:24 | link | commenti (2) | categoria: sullo scrivere

Commenti
#1   08 Settembre 2008 - 01:07
 
Sai, io invece quella frase la trovo perfetta per quel determinato bambino (che io ho costantemente adorato lungo tutta la narrazione): è un po' strano, più simile al padre di cui, io immagino, comprende molte più cose di quante non ne dica. E' un sostegno per il padre in quella specie di famiglia disastrata, e come tutte le persone particolari, ha un linguaggio particolare. Almeno la vedo così :)

Allora, che voto daresti a questo mio consiglio?
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#2   08 Settembre 2008 - 09:11
 
dunque... il libro è anche un po' sintetizzato in questa frase del bambino, cioè mi è parso molto di maniera. Franzen mi è sembrato uno scrittore abile che si diverte a costruire e raccontare la vita dei suoi personaggi - lo dice anche nell'intervista riportata a fine libro - però, come dire, mi è sembrato più un gioco che una storia vera (anzi, veritiera). Poi è umanamente molto freddo, spietato, e, al contrario di quanto scritto nella quarta, io non mi identifico con nessun personaggio (forse un po' con Gary, anche se di quel personaggio viene rappresentata troppo insistentemente la parte "negativa", ovvero il suo perbenismo, o dicesi anche normalità).
Boh.
Ho apprezzato di più la crudezza di Furore, e tuttora mi sto esaltando nel gulag di Aleksandr Denisovic.
Comunque sono contento d'averlo letto, anche se la narrativa contemporanea americana mi delude un po' (a livello umano più che tecnico).
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